10 maggio '07, h 24.oo e i Mercy Drive nel mio lettore winamp cantano il titolo del post che mi accingo a scrivere.Stanotte tratto quello che è il proprio diritto a non essere giudicati da chi non ne ha le veci. Il personalissimo diritto a commettere le proprie azioni tra errori e scelte apprezzabili senza poi doversi ritrovare al cospetto di qualcuno che veste una toga morale(o meglio immorale) che non meriterebbe minimamente e che per di più ha scelto di indossare senza consultare l'imputato del momento. Questo articolo di oggi è rivolto sopratutto ad una persona interessante, che da settembre circa ho deciso di osservare, una persona che per via delle proprie azioni, nate di sicuro da un mal essere o da una ricerca di un qualcosa che forse non è ancora riuscita a focalizzare, è spesso vittima di pesanti critiche e giudizi dai quali non sempre riesce a schermarsi. Penso fermamente che tutti abbiano il diritto di formulare una propria serie di opinioni ma che è importante rimangano tali, cioè che non travalichino quella linea sottile che divide e differenzia il concetto di riflessione dal concetto di giudizio. In sintesi questo breve scritto, nel quale ho riassunto diversi miei pensieri, composto forse con scarsa concentrazione e lucidità, è stato ideato come uno sfogo rapido e privo di effettiva morale che punta principalmente a colpire nel modo più stimolante possibile l'attenzione del lettore, in particolare uno, di modo che capisca che da parte mia anche se ben nascosto c'è solo un profondo supporto...
p.s.Now it's time to shine!And I'm gonna take what's mine!


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